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Una gita nei territori del Meilogu e di Monteacuto





Una gita nei territori del Meilogu e di MonteacutoSe crogiolarsi al sole su una delle impareggiabili spiagge sarde non è l’unico svago che agognate durante una vacanza sull’isola e avete intenzione di battere mete più inusuali di quelle frequentate dalla maggioranza dei turisti, un’escursione nei territori di Monteacuto e del Meilogu potrebbe costituire una gradevole alternativa. Un itinerario particolarmente interessante è quello che include i paesi di Ittireddu (SS), Pattada (SS), Buddusò (OT) e Berchidda (OT). Muoversi in queste zone richiede l’uso di un mezzo privato, di proprietà o a noleggio, poiché i collegamenti infraterritoriali sono particolarmente limitati: per esempio, viste le numerose attrattive e le distanze da percorrere, una simile gita potrebbe rientrare a buon titolo tra i percorsi da battere per visitare la Sardegna in camper o in moto.

Ittireddu è un paesino disteso ai piedi di una collina di origine vulcanica, Monte Ruiu, il cui nome (letteralmente, “Monte Rosso”) è legato alla colorazione delle sue rocce: la zona presenta numerose testimonianze legate alle popolazioni che qui si sono succedute nel tempo e gran parte del materiale storico rinvenuto nel territorio comunale è attualmente esposto presso il Civico Museo Archeologico ed Etnografico che accoglie oggetti che vanno dall’epoca nuragica fino a quella medievale, passando per i periodi romano e bizantino. Intorno all’abitato, sono presenti numerose domus de janas, le celle funerarie preistoriche che, un tempo, si riteneva fossero le dimore delle janas, le streghe-fate della tradizione sarda, alcune Tombe dei Giganti,  un paio di fonti sacre e, nascosti nei boschi di querce sulle colline, sepolcri ipogei.

Viaggiando sulla SP128 bis, in direzione est, attraversando la popolosa cittadina di Ozieri (SS), ove -intorno a metà settembre- si svolgono importanti manifestazioni a carattere culturale legate alla poesia ed alla musica corale sarda, si raggiunge Pattada, borgo montano rinomato a livello internazionale per i suoi originali coltelli a serramanico (sas resolzas), denominati comunemente pattadesi, per l’appunto. Nella sua forma più semplice e diffusa, si tratta del coltello usato tradizionalmente dai pastori sia per i lavori manuali che per l’alimentazione: una delle immagini classiche legate a questo oggetto lo vede sovente accostato al formaggio. La Biennale del Coltello di Pattada, la cui nona edizione si è svolta a luglio 2011, rappresenta un appuntamento imperdibile per poter ammirare l’impareggiabile lavoro degli artigiani pattadesi che, nei secoli, sono stati in grado di trasformare un oggetto di uso comune in una vera e propria espressione artistica elegante e preziosa: le impugnature delle resolzas e delle leppas più pregiate sono realizzate in corno o in osso cesellato e le lame presentano incisioni e decorazioni figurate.

Pattada e Berchidda  sono centri geograficamente vicini tra loro (circa 50 km), ma sono divisi da aspre montuosità: vista la natura della strada, il tragitto sulla SP 37 offre scorci notevoli sul territorio del Monteacuto, caratterizzato da una fitta flora selvatica composta da lecci, corbezzoli e querce. I due paesi, poi, sono uniti dalla manifestazione Time in Jazz, il festival culturale promosso dal 1987 dal famoso trombettista Paolo Fresu. Intorno alla metà di agosto, Berchidda, borgo altrimenti noto per i suoi vitigni, vede decuplicare la propria popolazione in occasione di uno dei più importanti festival jazz internazionali: parte delle manifestazioni vengono, così, organizzate anche nei paesi limitrofi, ampliando il bacino di influenza dell’evento e promuovendone la frequentazione turistica. Nei dintorni di Berchidda, poi, la presenza della Foresta Demaniale del Monte Limbara è in grado di soddisfare le esigenze degli escursionisti, offrendo, tra le altre cose, la possibilità di visitare i luoghi in cui vivono e si riproducono i mufloni.

Prima di raggiungere Berchidda o al termine della visita al paese, è consigliata una tappa anche a Buddusò, centro noto a partire dal Novecento per la lavorazione del granito, estratto dalle cave locali, e del sughero, ricavato dai ricchi querceti della zona. Il Museo di Arte Contemporanea ospita le opere degli artisti, nazionali ed internazionali, che -a partire dal 1984- hanno partecipato ai Simposii Internazionali di Scultura su legno, granito e pietre ornamentali: l’edizione 2013, si svolgerà dal 16 al 30 giugno e, come ogni anno, il centralissimo Corso Vittorio Emanuele II diventerà un laboratorio artistico a cielo aperto dove gli scultori mostreranno al pubblico la propria abilità nel trasformare il materiale inerte in affascinanti forme plastiche.

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