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Tiberio Murgia, sardo di nascita, siciliano nelle pellicole. Protagonista del libro di Nicola Fano Ferribotte





tiberio murgiaPer qualche strano mistero del destino, esiste un sottilissimo filo rosso che unisce la Sardegna alla Sicilia, sarà forse per via dell’insularità o ancora meglio, per la loro calda mediterraneità, e poi, tante sono le vite di sardi e siciliani che s’alternano sulle due terre. Tra i tanti uno tra tutti, un sardosiculo per eccellenza: Tiberio Murgia. Sardo nella vita, siculo nel cinema.

Tiberio Murgia non è uno qualsiasi, nasce in una famiglia povera, inizia a lavorare quasi bambino, Murgia è comunista, forse per realtà in cui vive, ancor più che per ideali, a meno di ventanni si dice, vendesse già l’Unità. Tiberio si forma nella sua Oristano, quella povera dei primi anni trenta, ma nonostante tutto i dirigenti della sezione locale, intuiscono nel Murgia la sua volontà di crescita e sopratutto le sue doti politiche e lo inviano alle Frattocchie, ottima formazione politica e di vita, al rientro in terrà di Sardegna dopo sei mesi sarà segretario della locale FGCI. Tiberio è giovane e si spossa con la sua prima ragazza, ma ahinoi, le sezioni di partito venivano già frequentate dalle donne ed inizia ad intrattenere una relazione extraconiugale, il PCI di quegli anni non ammetteva scandali. Tiberio viene espulso e per amore d’amore, emigra a Marcinelle, nuova vita da operaio, operaio comunista, anche qui però i guai d’amore lo perseguitano, sarà che incarnava l’ideale dell’italiano per eccezione: scuro, non troppo alto ed estremamente sexy. Tiberio era destinato a morire nell’esplosione di Marcinelle, casualmente però l’uomo era in malattia perchè il turno di quel giorno comprendeva anche un uomo sposato con una delle donne invaghite dal Murgia, e, quel giorno, si saprà anni dopo, Tiberio era proprio con la sua amante.  Una vita particolare quella di Murgia che, sembra essere segnata da donne ed amore, un Casanova in salsa Oristanese, tornato in città Murgia apre altre relazioni, e nuove fughe sino a Roma dove lavora come lavapiatti in una trattoria del centro (Il re degli amici) fin quando viene notato da un’assistente del regista Mario Monicelli, che lo invita in studio per un provino. Il regista toscano gli affida il ruolo di Ferribotte (storpiatura di ferry boat, il traghetto che unisce la Sicilia al continente), il gelosissimo e possessivo immigrato siciliano. Sardo Siciliano Murgia un pò lo è, passione ed amore sono i suoi must, ma quel look particolare, quella cadenza e quell’atteggiamento Tiberio la incarnerà in tutti i film.

 Dopo aver girato più di 150 film e ad un anno dalla sua morte,torna ad essere protagonista. A promuoverlo è Nicola Fano, autore di Ferribbotte (con due bi,) e Mefistofele (Ed.: έXΏRMA), un libro che non può essere definito una semplice biografia, scrivono su La Repubblica,  ma piuttosto un dipinto di quella Italia, che va pressappoco dagli anni Cinquanta agli anni Ottanta, proprio nell’epoca in cui Tiberio Murgia ha vissuto e ne è stato protagonista.

Murgia con la Sicilia in realtà con c’entra nulla, ma ha sempre rivestito la parte del Siciliano, chissà perchè!  Tiberio Murgia si è trovato nel cast del film I soliti ignoti a far la parte del siciliano; con quella faccia da siculo geloso e affamato, con quello sguardo da nobile spiantato, forse uno sguardo che accomunava gli isolani, chissà. Certo è che la fortuna Murgia la deve all’incontro con Monicelli. Da comunista, operaio, “spiantato”, Tiberio si trova ad entrare nel suo Nuovo Mondo con una Cadillac fiammante, così ritornerà anni dopo nella sua Oristano. Mille avventure, qualche botta e tanti dissidi, è però vero che Murgia è uno dei migliori uomini, quasi sconosciuti, cresciuto all’ombra della torre di Mariano IV. 

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