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Un gagliardetto per la “BRIGATA GRAMSCI”





brigata“Odio gli indifferenti. Credo che vivere voglia dire essere partigiani. Chi vive veramente non può non essere cittadino e partigiano. L’indifferenza è abulia, è parassitismo, è vigliaccheria, non è vita. Perciò odio gli indifferenti.” Antonio Gramsci

Nel 2015 sarano passati 70 anni dalla Liberazione. Tanti parteciparono affinchè l’Italia fosse libera dal nazi-fascismo tra cui quelli che fecero parte di una Brigata partigiana che venne intitolata ad Antonio Gramsci. Come già in altre occasioni la Biblioteca Gramsciana vuole valorizzare il pensiero gramsciano attraverso iniziative artistiche. Per questo chiediamo agli artisti di realizzare un gagliardetto non per forza in tessuto ma un’opera che si ispiri a quella forma che sia l’interpretazione di una brigata partigana intitolata ad Antonio Gramsci. E’ allegata immagine di una stola-gagliardetto originale.

Chi vorrà partecipare dovrà inviare o portare a mano presso la Biblioteca Gramsciana un’opera d’arte a mò di gagliardetto di qualunque materia e tecnica(disegno, dipinto etc. etc) . I gagliardetti quindi possono essere fatti ex novo, ma anche decorati, incisi, o possono essere apposti degli adesivi etc. … Il tema è Gramsci e la Resistenza. Le opere dovranno essere consegnate entro il 30 di Marzo, presenteremo però il progetto ai primi di marzo quindi se già arrivassero prima potremo già incominciare a metterli nel sito e a publizzare bene l’evento . La Mostra verrà inaugurata a fine Aprile. Nell’arco del 2015 la Biblioteca gramsciana onlus organizzerà degli incontri sulla Resistenza. L’indirizzo ove inviare o portare a mano è BIBLIOTECA GRAMSCIANA ONLUS VIA AMSICORA 27 09091 ALES (OR) – 3493946245 . Per informazioni bibliotecagramsciana@libero.it. L’artista potrà riprendersi l’opera al termine della Mostra oppure anche donarla alla Biblioteca Gramsciana che a oggi ha più di 250 opere d’arte ispirate a Antonio Gramsci.

Queste le varie Brigate Gramsci attive durante la resistenza in Italia. 10ª Brigata SAP “Gramsci” attiva in Piemonte / 21ª  Brigata Garibaldi “Spartaco Lavagnini” (già “Antonio Gramsci”), attiva nel Senese / 64ª Brigata Garibaldi “Antonio Gramsci” attiva nell’Oltrepò pavese / 122ª Brigata Garibaldi “Antonio Gramsci” presente in Valle Trompia / 144ª Brigata Garibaldi “Antonio Gramsci” operante sull’Appennino reggiano / 158ª Brigata Garibaldi “Antonio Gramsci” operante in Friuli / 176ª Brigata Garibaldi “Antonio Gramsci” operante in Val d’Aosta / 912ª Brigata SAP “Antonio Gramsci” operante nel Ponente Genova / Brigata Garibaldina Antonio Gramsci attiva in Valnerina / Brigata Garibaldi “Antonio Gramsci” operante nel Feltrino.   Brigata Gramsci – Brigata partigiana in Albania

La Brigata Garibaldi “Antonio Gramsci” dell’Umbria fu una brigata partigiana che operò dal settembre del 1943 al giugno del 1944 tra la Valnerina, la zona di Cascia in Umbria, e quella di Leonessa e Poggio Bustone nel Lazio. Fu la prima Brigata Garibaldi ad operare dell’Italia Centrale. Nasce ufficialmente nel febbraio del 1944 in seguito al radicamento e alla crescita del Battaglione Spartaco Lavagnini, dietro indicazioni di Celso Ghini, inviato dal PCI come commissario di guerra. Il propulsore, prima commissario politico e poi comandante militare, fu Alfredo Filipponi (con il nome di battaglia Pasquale), dirigente comunista di Terni, che guidò il gruppo fin dal primo nucleo costituitosi immediatamente dopo l’armistizio dell’8 settembre. La Brigata era prevalentemente costituita dagli abitanti della Valnerina e delle zone limitrofe: operai ternani, contadini, ex prigionieri di guerra alleati e sovietici, nonché – di fondamentale importanza – da un importante nucleo di prigionieri jugoslavi evasi nel settembre 1943 dal carcere di Spoleto: il loro capo Toso Lakovic fu a lungo comandante militare nella Brigata, che arrivò a essere composta da un migliaio di partigiani, divisi nei battaglioni Spartaco Lavagnini, Giovanni Manni, Morbidoni, Calcagnetti, Tito 1 e Tito 2. Il periodo di maggiore efficacia della formazione partigiana è compreso tra il febbraio e la fine di marzo 1944: in quel periodo i sei battaglioni della Brigata riuscirono a liberare, controllare e costituire ufficialmente la prima zona libera d’Italia, che si estendeva tra Visso, la Valnerina fino a Ferentillo, Piediluco, i comuni di Cascia, Monteleone di Spoleto,Norcia, Leonessa e Poggio Bustone. Il Battaglione Giovanni Manni era operativo sui monti tra Stroncone, Narni, fino al limite della Sabina; altre squadre volanti agivano fino a Posta, sulla Salaria e nello Spoletino. L’obiettivo strategico era di creare una sorta di diaframma tra la Flaminia e la Salaria, per disturbare gli approvvigionamenti tedeschi verso l’Adriatico in un momento della guerra (la primavera del 1944) in cui l’offensiva degli Alleati si concentrava tra Ortona e Cassino. Tra il 1° e l’12 aprile del 1944 la zona libera e l’area operativa della Brigata fu sottoposta a un feroce rastrellamento da parte di reparti italo-tedeschi. La Brigata subì un duro colpo: rischiò il completo sbandamento e dovette abbandonare tutti i maggiori centri abitati da essa occupati. Durante la difficile riorganizzazione che si protrasse per tutto il mese successivo, si dovette procedere alla divisione operativa dei reparti: gli jugoslavi dei due battaglioni Tito (che tra l’altro erano quelli che avevano meglio retto l’urto del rastrellamento grazie a una ritirata verso Norcia e Visso) continuarono ad agire autonomamente sul confine marchigiano, agli ordini di Toso; i battaglioni umbri, sotto il diretto comando di Alfredo Filipponi, andarono riorganizzandosi faticosamente sui monti più vicino a Terni, nei dintorni di Polino. Fortemente colpita nelle sue capacità militari, la Brigata dovette spesso limitarsi ad azioni dimostrative, come le soppressione di veri o presunti collaboratori e spie fasciste (come la giovanissima Iolanda Dobrilla a Lugnola di Configni (RI) e la maestra Pia Lamponi Liberati a Miranda, sopra Terni), o del sindacalista fascista Maceo Carloni, ucciso il 4 maggio 1944: quest’ultimo caso, in specie, fu oggetto di molte controversie nel dopoguerra sulla sua giustificabilità o meno come atto di guerra, e portò a una condanna per omicidio (amnistiata nel 1952, e ancora oggi oggetto di dibattito) per i responsabili dell’esecuzione. Con lo sfondamento delle difese tedesche in Lazio e Abruzzo, avvenuto nella seconda metà di maggio 1944, anche la Brigata Gramsci riuscì a riprendere fiato; il 13 giugno 1944 le forze partigiane parteciparono alla liberazione di Terni entrando nella città martoriata dai bombardamenti da nord, in contemporanea alle truppe inglesi che vinsero le ultime resistenze nemiche e passarono il Nera da sud.Molti componenti della Brigata si arruolarono poi nell’8° Gruppo di combattimento “Cremona”, che a fianco degli Alleati proseguì la guerra nel ravennate fino alla Liberazione.

La Brigata Gramsci (Albania) fu una formazione partigiana formata da ex militari italiani e popolazione albanese che operò dall’8 ottobre 1943 fino alla liberazione dell’Albania, collaborando con l’Esercito Albanese di Liberazione Nazionale. Dopo l’8 settembre 1943 molti militari della 41ª Divisione fanteria “Firenze” e 53ª Divisione fanteria “Arezzo” presenti in Albania non vollero arrendersi all’esercito nazista. L’8 ottobre 1943, in prossimità del fiume Erzen, trascinati da un leggendario fornaio di Terranuova Bracciolini, il sergente del 127º Reggimento Fanteria “Firenze” Terzilio Cardinali, Medaglia d’Oro al Valor Militare, si costituì con 170 soldati volontari il Battaglione Gramsci che si unì all’Esercito Albanese di Liberazione Nazionale. I primi duri scontri con i tedeschi decimarono il Battaglione Gramsci ma i 40 sopravvissuti si rifugiarono nelle montagne e continuarono l’azione arruolando i soldati di due batterie del 41 artiglieria ed altri militari italiani e albanesi sbandati fino ad arrivare al 6 febbraio 1945 ad avere un organico di circa 2000 uomini. La formazione partigiana divenne una Brigata ed operò fino alla completa liberazione dell’Albania.

 

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