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Giovane assolto per rapina costretto a rimanere in carcere





Un giovane detenuto cagliaritano, assolto dall’accusa di rapina, resta in carcere in attesa del deposito della sentenza. N.P. 32 anni, ritiene di essere vittima di un’ingiustizia e ha lamentato, nel corso di un colloquio con i volontari dell’associazione “Socialismo Diritti Riforme”, il fatto che l’arresto gli ha abbia fatto perdere i benefici di legge concessigli per una precedente condanna finita peraltro di scontare il 24 maggio scorso.


“Una vicenda paradossale – afferma Maria Grazia Caligaris, presidente di Sdr, che ne da notizia – provocata dal sovrapporsi di provvedimenti giudiziari che, seppure leciti, vanificano gli sforzi di rieducazione del detenuto. Si rende ora necessario un intervento d’urgenza con la concessione degli arresti domiciliari per consentire a N.P. di poter riprendere, con il supporto dei Servizi Sociali di cui godeva al momento del nuovo arresto, il lavoro di macellaio”.

La vicenda del detenuto, come ha riferito all’associazione Sdr , “e’ iniziata il 17 ottobre 2011 quando viene arrestato con la convivente per la rapina in un supermercato. Mentre la convivente e’ prosciolta nella prima fase dell’inchiesta giudiziaria, lui invece solo l’11 aprile scorso viene processato e assolto. Rimane tuttavia in carcere in attesa dei 90 giorni previsti per il deposito delle motivazioni della sentenza. Nel frattempo pero’ gli e’ stato revocato il provvedimento con cui aveva ottenuto l’affidamento ai servizi sociali e non ha riottenuto neppure la liberta’ avendo terminato di scontare la precedente condanna per una rapina compiuta il 18 agosto 2008″.

“Proprio nei giorni del nuovo arresto grazie all’assistente sociale era riuscito – spiega la Caligaris – ad ottenere un colloquio di lavoro per un impiego in una importante catena di supermercati. Un’opportunita’ sfumata per un’accusa infondata e senza alcuna prova concreta di colpevolezza. Paradossale – conclude – che per ripristinare un diritto ingiustamente annullato per un’accusa risultata del tutto infondata non sia sufficiente la sentenza di innocenza ma si debba procedere con un nuovo provvedimento di concessione dei domiciliari”.


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